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il 25 aprile e i 70 anni del voto alle donne
Il 25 aprile è ufficialmente una delle festività civili della Repubblica italiana, scelta per ricordare la fine dell’occupazione tedesca in Italia, del regime fascista e della Seconda guerra mondiale, simbolicamente indicata al 25 aprile 1945. La data del 25 aprile venne stabilita ufficialmente nel 1949, e fu scelta convenzionalmente perché fu il giorno della liberazione da parte dei partigiani delle città di Milano e Torino, ma la guerra continuò per qualche giorno ancora, fino ai primi giorni di maggio.
Vittime totali 71.393.060 di cui
militari 22.564.947
civili 48.525.113
Dal n. 2 – aprile 2016 Spi Insieme
Quest’anno la ricorrenza della Liberazione assume un sapore particolare perchè segna anche, per le donne italiane, la conquista di un importante diritto: si celebrano i 70 anni del diritto di voto e di eleggibilità.
A 70 anni del voto alle donne
di Anna Maria Fratta – Segretaria generale Spi Cgil di Pavia
In Italia le donne votarono per la prima volta nel corso delle elezioni amministrative del marzo e aprile 1946 e, successivamente, per il celebre referendum monarchia/repubblica (2 giugno 1946). Il 2 febbraio 1945 il Consiglio dei Ministri, presieduto dal Ministro Ivanoe Bonomi, attraverso il decreto legislativo luogotenenziale n. 23, riconosceva il diritto di voto alle donne.
Risultarono votanti 12.998.131 donne e 11.949.056 uomini. Come dichiarò Tina Anselmi: “ Fin dalle prime elezioni, le donne parteciparono in numero maggiore degli uomini, spazzando via le tante paure di chi temeva che fosse rischioso dare a noi il diritto di voto perché non eravamo sufficientemente emancipate. Non eravamo pronte. Il tempo delle donne è stato sempre un enigma per gli uomini. E tuttora vedo con dispiacere che per noi gli esami non sono ancora finiti. Come se essere maschio fosse un lasciapassare per la consapevolezza democratica! Era già successo in primavera, tra il 10 marzo e il 7 aprile, ma si trattava di elezioni locali, erano andati a votare in 5.722 comuni, 7.862.743 uomini e 8.441.537 donne”
Abbiamo fatto molto fatica trovare donne che avevano partecipato al voto del giugno del 1946, in occasione del referendum monarchia o repubblica, teniamo conto che sono donne, le più giovani quelle che avevano 21 anni nel 1946 erano nate nel 1925, oggi hanno più di novanta anni. I ricordi sono molto confusi, le donne con cui abbiamo parlato, ricordano delle grandi code ai seggi, alcune erano state accompagnate dal padre, mia mamma si ricorda che nella coda del seggio a fianco c’era una donna comunista che conosceva, che bonariamente la minacciava invitandola a votare repubblica, mia mamma democristiana e l’altra di sinistra, diventarono in seguito molto amiche, le accomunava una scelta, seppure in campi diversi, l’aiuto alle persone più bisognose. Un altra curiosità, si raccomandava alle donne di andare al seggio senza rossetto sulle labbra. Siccome la scheda doveva essere incollata e non doveva esserci alcun segno di riconoscimento, le donne nell’umettare con le labbra il lembo da incollare avrebbero potuto, senza volerlo, lasciarvi un po’ di rossetto e in questo caso rendere nullo il loro voto. Dunque, il rossetto lo si poteva portare con sé, per ravvivare le labbra fuori dal seggio. Abbiamo una testimonianza indiretta da parte di Angioletta Lamonica, la nostra responsabile di Mortara, che racconta: Scrivere un ricordo della prima votazione che ha riguardato anche le donne, non e’ cosa facile: faccio uno sforzo di memoria e riporto quanto sentito da bambina da mia madre. Mia madre era nata nel 1922 sotto il regime fascista, nel 1946 era già sposata e incinta: aspettava mia sorella che e’ nata l’11 luglio del 1946. Abitava in una città siciliana ed era inserita in una famiglia patriarcale. Nel 1946 la città era completamente occupata da soldati americani e da navi da guerra che stazionavano nel porto : il clima sociale era di grande euforia ma anche di grande preoccupazione per la salvaguardia delle figlie femmine, le quali erano guardate a vista e accompagnate ad ogni uscita da casa.
Sentiva una grande responsabilità per l’assoluta novità del voto ed era consapevole che l’esito del voto avrebbe modificato radicalmente la vita futura.
La scelta era gravata anche dai condizionamenti famigliari e dal sentito comune : votare repubblica si diceva, significa tradire il re che e’ il padre dell’Italia e tradire il padre non e’ una scelta da poco. Il dibattito era: monarchia uguale unita’ della famiglia repubblica possibile disgregazione. Le parrocchie svolgevano un grosso ruolo in questo senso. La tentazione di sottrarsi a questa prova era fortissima, ma non andare sarebbe stato una delusione troppo forte ora che il voto alle donne era possibile. Andò a votare al mattino prestissimo accompagnata da due amiche ,altrettanto indecise, e votarono repubblica, mia sorella dice su suo suggerimento, e poi andò in chiesa a chiedere perdono a Dio per aver “tradito” il padre. Grazie per questa testimonianza, se leggendo questo articolo, vi venissero in mente racconti fatti delle vostre madri, o testimonianze dirette di donne che avevano votato al referendum saremo liete di raccoglierle e pubblicarle nel prossimo numero.


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